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C’era chiasso: bicchieri che brindavano, il ghiaccio delle glacette che si liberava delle bottiglie, amici che si rivedevano dopo anni, risate che si sovrapponevano.
Poi la porta si aprì.
Lei lo vide. I suoi piedi attraversarono il ciglio della stanza e i passi che seguirono coprirono tutto il resto.
Lo sguardo di lui scivolava da una sedia all’altra, in cerca di un posto libero. Lei fissava il vuoto, perché solo di fronte a lei una sedia era rimasta scoperta.
Il rumore sordo della sedia che veniva tirata indietro dalle mani di lui la riportò al tavolo.
Lei piantò i piedi a terra e si spinse indietro, ma si mosse di pochi centimetri. Dietro c’era il muro.
Lui sfilò la giacca e la appoggiò sullo schienale prima di sedersi. Posò i gomiti sul tavolo, le mani unite all’altezza del mento.
Lei afferrò la glacette e la fece scivolare al centro. Il metallo sfiorò il vetro: era diventata una barriera dietro cui nascondersi. Abbassò lo sguardo e si versò da bere, lasciando che le voci più vicine riempissero lo spazio tra loro.
Lui prese un calice vuoto e spostò la glacette, ora non c'era niente a dividerli. Versò il vino senza fretta e fece ruotare il bicchiere tra le dita.
Poi lo sollevò.
Lei esitò un istante, il calice fermo sul tavolo. Lo prese e lo alzò a sua volta. I vetri si toccarono piano. Il suono fu breve.
Attorno, la festa continuò.